Sentirsi Maria Antonietta, ma senza ghigliottina!

marie-1Se potessi scegliere un periodo storico in cui rinascere, sceglierei l’800 francese e ovviamente nei panni di una nobildonna!
Ogni volta che sono a Parigi per lavoro, spesso anche in giornata, come se stessi andando da Milano a Como, rimango stregata dal fascino parigino.
Ho sempre desiderato essere una principessa con sottogonna, corsetti e merletti e avere come unico cruccio cosa indossare al gran ballo del principe Azzurro che cerca moglie…perché quelli sì che sono problemi!Chi non è rimasto folgorato dalla scena del film Marie Antoinette della strepitosa Sofia Coppola dove la folle Regina di Francia, con le sue dame di compagnia, sceglie tessuti e scarpe disegnate eccezionalmente da Manolo Blahnik mangiando pasticcini e bevendo fiumi di champagne…? Beh io, quando ho visto quella scena, ho desiderato essere proprio lei, ovviamente solo in quella scena, eh! Perché tra il marito frigido e la decapitazione, non so quanto sia invidiabile la sua vita!

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Basta un poco di zucchero e la pillola va giù!

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Ci sono dei giorni in cui hai voglia di partire, mollare tutto e cambiare vita, ma l’unica cosa che puoi fare è coccolarti, ricordarti dei momenti migliori e riviverli nei piccoli gesti. Ieri sera ho deciso di coccolarmi così, preparandomi un dolce che mi ricorda un momento felice. L’ho assaggiato a Bruxelles per la prima volta e, da quel momento, ne sono diventata dipendente. Ovviamente non posso abusarne vista la quantità spropositata di calorie però, ogni tanto, dobbiamo pur cedere alle tentazioni! Il pain perdu,  dolce tipico dei Paesi francofoni, appartiene alla tradizione della cucina povera poiché, come dice lo stesso nome “pane perso, andato a male”, prevede l’utilizzo di ingredienti semplici e poveri, soprattutto di recupero.

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Strip the door!

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Se c’è una cosa  che mi fa davvero bene, come se avessi meditato per 5 giorni consecutivi, è realizzare decori. Da sempre la creatività è stato un mio punto di forza, soprattutto nei momenti più impensabili. Stranamente divento creativa quando non ricevo troppi stimoli, quando sono annoiata e quando non ho nulla da fare…E pensare che per molte persone è esattamente l’opposto!

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il Sig. Hamburger

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Quanto sei disposto ad aspettare per conoscere il Sig. Hamburger AL MERCATO?

Odio fare la fila, lo trovo davvero snervante. Ma ci sono quelle cose per cui sei disposto a fare di tutto, anche  una fila di 50 minuti per mangiare un hamburger. Mai avrei pensato di aspettare tanto, io che da buona campana l’ho fatto solo per mangiare la pizza da Michele! Sì, perché nell’immaginario comune, l’hamburger è un pasto “fast” di quelli che servono per sfamarti o per “ingozzarti” quando hai voglia di qualcosa in stile junk food. Ma questo piccolo burger bar, AL MERCATO per l’ appunto, provvisto solo di cinque tavolini e un bancone per quattro persone, vi farà ricredere su tutto ciò che avevate sempre pensato sulla reputazione di un hamburger. Le regole da loro imposte sono poche: “non accettiamo prenotazioni, la musica la scegliamo noi e il volume anche!”.

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Amarsi un po’, anche a tavola.

Se c’è una cosa che non sopporto, è l’essere sciatti a tavola. Non regge alcuna scusa del tipo “vado di fretta”, “tanto sono solo” o “ vabbè, ma apparecchiare tutta la tavola per due persone è esagerato”. Da piccola mia madre mi ha insegnato che la buona educazione la si riconosce a tavola e che solo chi si ama sa prendersi cura di se stesso, soprattutto nei piccoli gesti quotidiani. Mi ha sempre detto: “amore di mamma, anche se sei sola, metti la tovaglia, posiziona bene le posate e soprattutto, non utilizzare piatti di plastica che non sei in campeggio!”. Ecco perché, anche quando sono sola o vado di fretta, amo dedicare cura e attenzione alla mise en place.

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…e adesso siamo così, 2 biscotti nel tè!

primo post

Sapete quelle mattine in cui non hai la forza di mettere il naso fuori?  Quando la nebbia milanese t’invita a rimanere al calduccio nel tuo letto e a non muoverti fino a primavera inoltrata? Ecco, questo è quello che una ragazza del sud deve affrontare ogni giorno in una città che tanto offre, ma tanto nega, come le limpide giornate di sole invernali che ormai restano solo un sogno.

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