Sentirsi a casa da “Quei due…”.

QUEI DUE_2Ancora ricordo la scena di me sull’aereo per Milano, con una valigia piena di speranze e pregiudizi.
Ho sempre avuto un brutto vizio, quello di giudicare senza conoscere fino in fondo. Crescendo e soprattutto vivendo realtà diverse, ho imparato a conoscere prima di esprimere giudizi e a non essere prevenuta.
Come tutti i napoletani, la pizza per me è sacra! Quando vivevo ad Aversa, non potevo non mangiarla almeno una volta a settimana nella solita pizzeria di fiducia.
Per questo, potete immaginare la mia disperazione nell’esser convinta che a Milano non avrei MAI trovato una pizza degna di questo nome.


Le crisi di astinenza si facevano sentire, e cercavo di mediare con l’andare da fratelli la bufala che di napoletano ha sì i pizzaioli e il menù, ma è comunque un’operazione marketing. Per i non napoletani sarà perfetta, lo sarà anche per i napoletani a Miami, ma per un napoletano a Milano NO!
Così, dopo mesi e mesi di astinenza e lamentele, in una calda sera d’estate che solo un luglio milanese sa regalarti, il mio fidanzato, devastato dalle mie lagne riguardo alle pizze indecenti che ero costretta a mangiare, mi parla di un posto, “Quei due” in via Custodi, dove era stato un paio di volte con degli amici e la pizza non gli era sembrata poi così male.
Ovviamente con diffidenza accetto di andare, ma ovviamente nella mia testa pensavo: “ma che ne può sapere mai un marchigiano di pizza!?!?”. Lungo il cammino mi dice di esser andato lì con un amico romano, e con questa affermazione ogni mia speranza è andata a morire…
Appena entrati, il locale mi è sembrato davvero molto bello, diverso da quello che per i campani è uno “stile pizzeria” dove luci al neon, tavoli sgangherati e foto di Santi, Totò e Maradona, padroneggiano indisturbati tra urla del pizzaiolo al suo aiutante che non ha riempito il cestello di mozzarella.
La cura dell’arredo è notevole, il forno a legna è il protagonista dello spazio e le luci sono soffuse al punto giusto da avere sia l’atmosfera giusta e sia permetterti di guardare cosa hai nel piatto.
Così, sempre con diffidenza, inizio a scrutare ogni minimo dettaglio nell’attesa dei menù, e mi saltano subito all’occhio delle foto retrò che raccontano la vita di chi in quel posto ci ha messo l’anima.

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Arriva il menù, e nel volto della signora che ce li porta, riconosco la ragazza che è nella foto. L’eleganza, la gentilezza e la bellezza mi colpiscono subito, e ne resto davvero affascinata. Così ordino la mia margherita con bufala, perché le pizze VERE sono due: la margherita e la marinara! Già la mozzarella di bufala è un’eccezione, perché la vera margherita è solo con fior di latte, ma da aversana quale sono non riesco a rinunciarci.
Così, nell’attesa, dal mio tavolo riesco a vedere il forno e sento accenti a me familiari…il pizzaiolo è NAPOLETANO!
Ho subito abbassato la difesa, e ho dato qualche speranza al mio fidanzato di poter credere di avermi portato nel posto giusto.

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Dieci minuti e la pizza arriva, e solo a guardarla mi ha conquistato! L’impasto buonissimo, l’acidità del pomodoro al punto giusto e quel sapore che solo la vera mozzarella di bufala ha, mi hanno fatto sciogliere conquistandomi senza partita. Non ho avuto un attimo di esitazione nel donargli il mio cuore e posizionarla al primo posto tra i luoghi che a Milano mi ricordano “casa”.
Dopo la pizza, la signora dal fascino strepitoso, ci propone dei dolci fatti da lei solo con prodotti freschi e non trattati, ma da buona fondamentalista terronica, declino e vado avanti (perché nelle pizzerie del sud, il dolce è al massimo il gelato confezionato al tartufo bianco o nero) mentre Piero si sente “invitato a nozze” e ne ordina uno.

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Come tutte le ragazze, dico di non voler qualcosa, ma poi ne rubo sempre un po’ dal piatto del mio uomo! Così, gli rubo senza remore un  pezzo di crostata con ganache al cioccolato e fragole fresche.
Che dirvi ragazzi…STREPITOSO!!! Da quella sera “Quei due” è diventato il mio posto del cuore e ogni volta che posso vado lì e mi sento un po’ più vicino a “casa”.

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